lunedì 7 gennaio 2013

La Buca dello spione


Fare la spia, a Roma, è uno dei crimini più gravi di cui ci si può macchiare, che comporta non solo l'istantaneo isolamento del delatore, ma che vale istantaneamente l'appellativo di infame, con la conseguenza che se qualcuno sarà costretto ad attirare l'attenzione di un così vile personaggio, lo apostroferà necessariamente con le parole "a 'nfame!"

A testimonianza della serietà del crimine rimane anche la Buca dello spione (Rione VIII, S. Eustachio). Si tratta di una sorta di cassetta postale in marmo, con tanto di targa con le istruzioni, che venne collocata sul fianco della chiesa di San Salvatore alle Coppelle (oggi chiesa ortodossa pertinente alla comunità romena), in piazza delle Coppelle, in occasione del giubileo del 1750, per il quale era previsto, e si verificò, l'arrivo in città di oltre un milione di stranieri, che giunsero perfino dalle Antille!
La buca doveva servire a osti, locandieri e albergatori vari a segnalare tutti i forestieri malati che si trovassero presso i loro alloggi, indicandone nome e provenienza. Queste segnalazioni avrebbero dovuto essere sfruttate dall'Arciconfraternita del SS. Sacramento della Divina Perseveranza per accorrere ad accudire i malati, ma tutti furono da subito convinti che fosse solo un modo per esercitare il controllo e la sorveglianza da parte delle forze di polizia. Di conseguenza, l'insuccesso dell'iniziativa, in una città solidale come Roma, fu immediato, almeno quanto l'appellativo che si guadagnò la buca!