domenica 6 gennaio 2013

La casa di Pasolini

Nel 1955, dopo aver abitato nelle vicinanze del carcere di Rebibbia, Pier Paolo e sua madre Susanna Colussi si trasferirono in un appartamento in via Fonteiana (civico 86, interno 26), verso Donna Olimpia. Pier Paolo abitò al quarto piano di quest'edificio giallino, e si sa che a firmare l'atto di affitto fu proprio il "Colonnello Attaccabottoni", come lo scrittore Carlo Emilio Gadda chiamava il padre di Pasolini, che evidentemente aveva raggiunto la famiglia dopo che nel 1950 era fuggita dal Friuli per scampare le conseguenze dello scandalo suscitato dall'omosessualità di Pier Paolo. E qualcuno ancora ricorda il terribile signor Carlo Alberto, ufficiale di fanteria a riposo, con il suo carattere austero e difficile, che coltivava la sua passione per l'alcool proprio nel bar dove ora si trova un negozio di articoli sportivi. La conseguente cirrosi non gli lasciò scampo. Pier Paolo abitò qui fino al 1959, finendo di scriver proprio in questo appartamento "Le ceneri di Gramsci". Quindi si trasferì poco distante, a via Giacinto Carini. All'ingresso del palazzo una targa (uguale a quella posta in via Carini, peraltro... Quanta poca fantasia, per celebrare un artista così fecondo!) ricorda l'inquilino poeta con alcuni dei suoi versi: "Com'era nuovo nel sole Monteverde Vecchio!".
In altri versi, a testimonianza dello stretto legame e dell'amore provato per questo quartiere, Pasolini parla proprio di questa casa: "Ed ecco la mia casa, nella luce marina / di via Fonteiana in cuore alla mattina".
Purtroppo proprio questa città da lui così vissuta, questa città adottiva che lui ha raccontato e compreso così intimamente, finirà per tradirlo, dandogli una morte violenta e su cui ancora oggi non è stata fatta chiarezza.