venerdì 4 gennaio 2013

Parolacce e fumetti in chiesa

Una chiesa che ben simboleggia il continuo insistere della città Eterna su se stessa è San Clemente, praticamente una chiesa-palinsesto. Al di là degli indiscussi pregi artistici della chiesa che possiamo ammirare al piano terra (e passando, almeno un'occhiata al pavimento cosmatesco la darei. Anzi, ci lascerei proprio un occhio... Almeno finché non ripasso per uscire!), è scendendo nella cosiddetta chiesa inferiore (IV sec.) che scopriremo i particolari più scabrosi...!
Per interpretare gli splendidi affreschi che la decorano e che risalgono al tardo XI secolo, ripassiamo insieme la leggenda: Sisinnio era un ricco prefetto romano, parecchio contrariato dall'adesione della sua bella moglie Teodora al cattolicesimo, in particolare perchè, a quanto pare, lei si era votata alla castità. In occasione di una messa del patriarca, e poi santo, Clemente quarto papà della storia, dall'88 al 97), a cui Teodora vuole partecipare ad ogni costo, Sisinnio decide di farlo arrestare, ma... La punizione divina per questo oltraggio è che egli, come accecato dall'odio per i cristiani, diviene cieco e sordo, e deve rinunciare al suo proposito. Tempo dopo, mosso a pietà, Clemente si recherà al palazzo di Sisinnio per guarirlo, ma questi, ancora adirato, vorrebbe farlo buttare fuori, ma darà ordine di incatenare e trascinare via non Clemente, ma una pesantissima colonna. Questa leggenda viene raffigurata nell'affresco in forma di vero e proprio fumetto, con i dialoghi riportati vicino alle teste dei personaggi stessi. E dal momento che i servi sono in difficoltà, e probabimente parecchio indispettiti, a trainare le colonne,leggiamo, ma è come se potessimo realmente sentire Sisinnio che, al limite dell'isteria, impreca gridando loro: "Traite, fili de le pute" (tirate, figli di puttana!), mentre Clemente se ne va liberamente, impartendo benedizioni.
Davvero, quanto mi sorprende vedere che passano secoli e secoli, la tecnologia avanza, siamo certi di essere più evoluti, ma i sentimenti, le emozioni e le reazioni delle persone sono sempre le stesse! La frustrazione per non poter controllare la propria donna sfocia nell'arroganza inutile di voler arrestare qualcuno che, pretestualmente, si ritiene responsabile di questo (quando in realtà nessuno puó controllare un'altra persona. Ma questo ancora oggi a molti non è chiaro: ne sono prova lampante i continui femminicidi a cui ancora dobbiamo assistere...) e fino alla rabbia scomposta e all'inutile stizza verso chi, pur facendo quello che gli è stato chiesto, benché assurdo, non puó comunque contribuire a riempire anche i vuoti di una pochezza esistenziale che soldi e potere non possono colmare.