giovedì 3 gennaio 2013

Più tempo che cucuzza

Impossibile parlare di Roma senza dar voce agli innumerevoli e strabilianti modi di dire presenti nella sua storia e oggi, purtroppo, ormai quasi totalmente persi.
Il romanesco vero... Il romanesco vero non è quella strana lingua greve e senza fascino parlata dai ragazzetti di oggi, i pischelli, che pensano di essere ruspanti, risultando invece solo ineducati e poco creativi. Il romanesco trasuda storia, regala filosofia; ti racconta la saggezza e l'amarezza di un popolo affamato, ma mai rassegnato; a volte pigro, ma sempre ironico e disincantato; crudo e poetico insieme. Insomma, racchiude tutte le contraddizioni che caratterizzano l'essenza di un popolo che, se non ci si fa spaventare da un primo impatto, spesso un po' ruvido, non finirà mai di sorprendere.
E tradizione romanesca vuole che... Ar monno c'è più tempo che cucuzza.
Significa che il tempo, se si vogliono fare le cose per bene, non manca. Quello che manca è chi sappia usare il cervello!
E non mi sembra ci sia bisogno di commentare ulteriormente!