martedì 26 febbraio 2013

Il Lungotevere "ammortizzato"

In pochi lo sanno, ma un tratto del Lungotevere della Farnesina, quello compreso tra ponte Mazzini e ponte Sisto, è stato oggetto di un pionieristico intervento di ristrutturazione, volto a preservare la prospiciente Villa della Farnesina dalle nocive vibrazioni prodotte dal traffico. Il sistema che fu ideato è in funzione ancora oggi, perfettamente funzionante! Vediamo di cosa si tratta.
A partire dal secondo dopoguerra, il Lungotevere vide un consistente incremento del traffico, con il transito della gran parte dei veicoli provenienti dall'Aurelia. In particolare, passavano da lí pesanti autotreni che trasportavano laterizi e nafta dalla Toscana. A causa delle vibrazioni provocate dal traffico, nell'autunno del 1953, in pochi giorni, due grossi pezzi di mensoloni di peperino (del peso di circa 35 kg l'uno) caddero dal cornicione della Villa della Farnesina, cinquecentesca dimora realizzata da Baldassarre Peruzzi e sede dell'Accademia dei Lincei. Negli stessi giorni, una grossa crepa si aprí, all'interno della villa stessa, nella volta della Sala di Galatea, affrescata da Raffaello. A questo punto, l'Accademia stessa decise di intervenire per preservare l'edificio e i preziosi dipinti. Il matematico e ingegnere, nonchè accademico dei Lincei, Gustavo Colonnetti, fu messo a capo di una commissione che doveva occuparsi di studiare le sollecitazioni a cui la villa era soggetta e di ideare una soluzione. Dopo un'accurata analisi, il Colonnetti propose, nel 1959, un sistema semplice e geniale allo stesso tempo: piuttosto che intervenire sull'edificio, l'ingegnere pensó di agire alla fonte, cercando di ridurre al massimo la propagazione delle vibrazioni. Per fare questo ideó una soluzione in cui la sede stradale, formata da un graticcio di cemento armato, si appoggiava a una serie di cuscinetti elastici, in gomma. Questi, a loro volta, poggiavano su un'ulteriore soletta di cemento armato, direttamente connessa al terreno. Tale struttura inoltre, distava dal marciapiede 5 cm, in modo tale da poter oscillare senza trasmettere ad esso il movimento, che così non avrebbe raggiunto la villa della Farnesina. Il progetto peró, a causa dei soliti, italianissimi problemi burocratici, fu realizzato solo nel 1971, ad opera del Comune. Nel frattempo, alcuni frammenti del prezioso affresco di Raffaello avevano iniziato a staccarsi, ed era stato necessario addirittura predisporre una rete che impedisse ai frammenti di schiantarsi al suolo polverizzandosi. Dall'avvio dei lavori, furono sufficienti solo quattro mesi perchè l'opera venisse completata. Il risultato fu addirittura superiore alle aspettative, con una riduzione dell'ampiezza delle vibrazioni dell'80% circa. Le rare soluzioni analoghe, erano state adottate solo per strutture di nuova realizzazione. Per la prima volta, in nome della salvaguardia di un monumento, si procedette alla ristrutturazione di una strada. 
Qualche numero: i lavori interessarono un tratto di strada lungo m 64,52, per una larghezza di m 13,5. La profondità di intervento raggiunse m 1,65. I lavori furono realizzati separatamente sulle due semicarreggiate: ognuna delle due pesava circa 400 tonnellate e poggiava su 1000 tamponi di gomma che, essendo riparati dal sole diretto, furono ritenuti indefinitivamente affidabili. Le due testate furono collegate agli altri segmenti della strada tramite giunti da ponte. Il costo dell'opera fu di circa 50.000 lire al metro quadro. 
L'efficacia dell'opera, misurata dall'ENEA con mezzi ben piú sofisticati, puó essere provata anche empiricamente recandosi sul posto e tenendo un piede sulla sede stradale e un piede sul marciapiede mentre passa un qualsiasi mezzo pesante.
Di fronte a tanto ingegno e tanta maestria, quello che è inevitabile domandarsi, a questo punto, è perché questa soluzione non sia stata e non sia adottata anche per i numerosi altri monumenti di Roma che continuano a deteriorarsi a causa del traffico. Ma, si sa, in tema di opere pubbliche è meglio non porsi domande razionali!