giovedì 7 febbraio 2013

La casa del diavolo

A Roma la "casa del diavolo" non è solo un modo di dire per indicare una località sperduta e difficilmente raggiungibile! A Roma il diavolo, per gli esperti di esoterismo, ha un indirizzo preciso e una casa blasonata: si tratta di Villa Manzoni, al civico 471 di via Cassia.
Ci troviamo al V miglio dell'antica via Clodia, che in questo tratto coincide con l'attuale Cassia, tra alcuni  ruderi di pertinenza della villa di Lucio Vero, anticamente famosa per la sua sontuosità.
La villa con il suo ampio giardino ha in effetti molte delle caratteristiche che si addicono a un luogo maledetto, non ultimo il fatto di essere individuata dagli occultisti come una delle Nove Porte dell'Inferno (se non addirittura, come si diceva, la dimora di Satana), cioè uno dei luoghi di comunicazione attraverso i quali il mondo infernale e le anime dei dannati possono mettersi in comunicazione con il mondo dei vivi. Per anni, i pochi intrepidi visitatori notturni della villa, ne sono usciti con racconti assolutamente terrificanti, per quanto un po' confusi! Essi riguardano apparizioni strane, poltergeist (manifestazioni violente e rumorose), distorsioni prospettiche inspiegabili e, ovviamente, gli immancabili lamenti con annessi cigolii di catene provenienti dall'interno dei muri. Nè mancano racconti di quadri dipinti da mano folle e di strani altari.
La villa fu edificata dall'architetto Armando Brasini tra il 1925 e il 1928, su commissione dei conti Manzoni, che a differenza di quanto spesso riportato, non sono i discendenti del celebre scrittore, in quanto provengono da un ramo della dinastia che già molto prima dell'Ottocento si era distaccato e si era stanziato nella Bassa Ravennate. A ben vedere, la scelta dell'architetto sembra già racchiudere il futuro destino della villa; il Brasini infatti aveva fama di architetto maledetto, a causa delle sue realizzazioni che seguivano dettami un po' megalomani (suoi anche il ponte Flaminio e l'ingresso al Giardino Zoologico-Bioparco). Abbandonata precocemente dai loro proprietari, la villa venne acquisita dall'INPDAI, rimanendo abbandonata per anni (mai che si acquisisse qualcosa di cui si ha bisogno!) e vedendo quindi il fiorire di molte storie e leggende. Essa divenne presto uno dei luoghi più frequentati dai satanisti della Capitale, con la celebrazione di spaventose messe nere e sanguinosi sacrifici (resti di animali si trovavano a volte appesi al cancello della villa), tanto che durante le retate, perfino le forze di polizia, a quanto si racconta, piuttosto che entrare in quel luogo sinistro, preferivano circondare la zona e aspettare che i sabba fossero terminati, arrestando i partecipanti solo all'uscita dalla villa.  
A voler tornare più indietro nel tempo, ci si accorge che la serra della villa sorge su una collinetta percorsa da antiche gallerie sotterranee. Si dice che esse conducano alla necropoli di Veio, costituendo per i vetusti fantasmi una perfetta via di collegamento verso la villa. 
Alla fama del luogo hanno contribuito anche alcuni tragici incidenti, come la morte di due operai che stavano lavorando al recupero dell'edificio, o ancora il suicidio di un frate del vicino istituto Bona Crux. Inoltre, nel 1960, la villa fu scelta da Totò come set cinematrografico per il film "noi duri", con il commissario Bombardoni interpretato da Fred Buscaglione. Le riprese durarono 3 giorni. Solo una settimana dopo, il cantante morì in un incidente stradale.
Nel 2003 la proprietà fu acquistata da una multinazionale americana (Carlyle Group) di cui faceva parte niente meno che l'ex presidente americano George Bush senior (non a caso si dice che il luogo è satanico...!), ma sembra che durante i sopralluoghi, strani fenomeni abbiano fatto scappare a gambe levate i nuovi acquirenti.
Dal 2007 la Villa è sede dell'ambasciata del Kazakistan: probabilmente gli ignari kazaki non sono stati informati sulla fama del luogo...!