mercoledì 6 marzo 2013

Fora er cortello!

A Roma i bulli erano soliti sfidarsi in duelli all'arma bianca, cioè al coltello, detto anche "tajino" (da taja'=tagliare) o "cerino". I pretesti e le motivazioni per un duello erano quasi infiniti, molti dei quali anche futili, ai nostri occhi: ma i bulli seguivano un complicatissimo codice d'onore che imponeva loro di affrontare sempre chiunque, sempre secondo le regole del codice, li offendesse. La modalità della sfida era rigidamente codificata e doveva rispettare il ferreo cerimoniale. L'arma, come si diceva, era rigorosamente il coltello, perché la pistola , chiamata infatti con disprezzo "cacafóco" era considerata poco onorevole. Il coltello, oltre ad essere pratico da portare e da nascondere, era visto un po' alla stregua della spada usata dagli aristocratici. Con le parole "Fora er cortello" la sfida era lanciata, e si era pronti a riscattarsi dell'onta subita: un'occhiataccia, un gesto provocatorio, una parola fuori posto, una spinta, il vino versato "alla traditora", cioè tenendo la bottiglia con il dorso della mano rivolto verso il basso... Né lo sfidante, né lo sfidato si sarebbero tirati indietro, pena il disonore perenne! 
E a Roma, ovviamente, non poteva non esistere anche una scuola di coltello! Si trovava in via della Palombella, dietro il Pantheon ed aveva il singolare nome di "Scuola della Cicciata". Infatti le lame delle armi venivano avvolte quasi completamente in uno spago (la sicura), lasciando scoperta solo la punta, in modo tale che durante le esercitazioni si potesse colpire solo la "ciccia" dell'avversario!