giovedì 28 marzo 2013

Le dita del diavolo e il Faraone - Bonaparte


Il diavolo, si sa, si può incontrare un po' ovunque. È più raro però trovare le sue tracce tangibili impresse nella pietra! Questo è esattamente quello che è possibile vedere visitando la basilica di Santa Sabina, sull'Aventino. Si tratta di una delle basiliche minori di Roma, nonché di una delle chiese paleocristiane meglio conservate. In particolare, oltre al noto mosaico con iscrizione che decora la controfacciata dell'edificio (V secolo), è assolutamente da ammirare il portale ligneo di V secolo, con 18 riquadri scolpiti nel legno di cipresso e raffiguranti scene dell'Antico e del Nuovo Testamento. Una delle formelle reca la più antica rappresentazione plastica della crocifissione conosciuta. Tutta la porta, del resto, è il più antico esempio di scultura lignea paleocristiana. Un'ulteriore curiosità riguardante la porta è legata al restauro del 1836: sul pannello con il passaggio del Mar Rosso da parte degli ebrei, il restauratore ha voluto lasciarci un ricordo del suo intervento e del suo pensiero politico: il volto del faraone che sta per annegare è stato sostituito dal ritratto dell'evidentemente odiatissimo Napoleone (peraltro morto già da più di 10 anni...)!
La basilica fu costruita nel V secolo sopra la domus della matrona Sabina, poi confusa con l'omonima Santa umbra. Al suo interno sono reimpiegate 24 colonne del tempio di Giunone Regina. L'edificio fu inglobato nel IX secolo nei Bastioni Imperiali, e il suo interno fu piú volte rimaneggiato, anche da illustri architetti, come Domenico Fontana (1587) e Francesco Borromini (1643). Fu invece Antonio Munoz che nel Novecento si occupó di restituire alla chiesa la sua struttura originaria. Altro elemento degno di nota è il campanile medievale (XIII secolo, mozzato nel Seicento).
Entrando nella basilica, sulla sinistra potrete notare una colonnetta tortile sormontata da una strana pietra nera. State guardando il LAPIS DIABOLI! La leggenda racconta che San Domenico di Guzmán (fondatore dell'ordine dei Predicatori, noti anche come Domenicani), al quale papa Onorio, nel 1222, aveva affidato la chiesa, era solito pregare su una lastra di marmo che copriva le ossa di alcuni martiri. Una notte, mentre Domenico era intento nella preghiera, il diavolo cercò in ogni modo di tentarlo e di indurlo al peccato, ma il Santo, tanto concentrato da rasentare l'estasi, continuò a pronunciare le sue orazioni. Il diavolo allora, furibondo per il fallimento, prese con i suoi artigli un pesante blocco di basalto nero e con tutta la forza di cui era capace lo scagliò contro Domenico. Forse un provvidenziale intervento divino, forse il fatto che una buona mira sembrerebbe non rientrare tra le pur molteplici prerogative diaboliche, fatto sta che la pietra sfiorò il Santo lasciandolo illeso e ancora intento nelle sue preghiere, finendo invece per colpire la lapide che proteggeva i resti dei martiri. In effetti, al centro della schola cantorum, noterete che la lastra è stata ricomposta, al centro del pavimento, da numerosi frammenti. Essa però, in realtà, non fu frantumata dall'ira del diavolo ma dall'estro del Fontana, che nel corso della sua ristrutturazione decise di spostare il sepolcro, rompendo e gettandone via la copertura, in seguito ritrovata e ricomposta nella nuova collocazione. La veridicità della storia è invece "provata" dalla pietra scelta dal diavolo per il suo fallimentare tiro a segno e conservata, come si diceva, sulla colonnina tortile: sulla sua superficie alcuni buchi, come un enorme artiglio, sono il segno lasciato dalle dita del diavolo. Quasi dispiace dirlo, ma la piatta e banale realtà ci dice invece che questa pietra è un peso da bilancia (secondo alcuni una macina) rinvenuto nei sotterranei della chiesa. Ma in fondo, nulla vieta che il diavolo possa aver scagliato un antico peso, conferendogli una nuova notorietà! Si dice che di tanto in tanto, di notte, Satana torni ancora a Santa Sabina, fermandosi qualche istante sulla porta della chiesa per poi allontanarsi sconsolato e, di certo, ancora un po' indispettito!
Santa Sabina, definita anche la "perla dell'Aventino", ha ancora qualcosa da svelarci. Dall'atrio della chiesa, attraverso una piccola apertura nel muro protetta da un vetro, è possibile "spiare" il chiostro duecentesco. La vista sarà catturata da un albero di arance: si tratta della prima pianta di arance giunta in Italia, portata dal Portogallo e piantata in questo luogo proprio da San Domenico. Ed è ovviamente una pianta miracolosa, in quanto, benché ormai secca, essa ha sempre continuato a dare i suoi frutti attraverso altri alberi rinati sull'originale. Si dice che proprio da questa pianta Santa Caterina da Siena  avesse preso le 5 arance poi candite e donate all'impetuoso e violento papa Urbano VI nel 1379 per dimostrargli come anche un frutto aspro possa riempirsi di dolcezza. Oggi anche altri alberi di arance colorano il chiostro, ma è impossibile non riconoscere quello originale!
Quanta storia, e quante leggende che racchiudono altra storia, sono nascoste in questa splendida e spesso trascurata meraviglia romana!