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lunedì 20 maggio 2013

Peracottaro!

A Roma quando qualcuno fa una figuraccia, dimostrando di essere un inetto e un pasticcione, magari proprio dopo essersi appena vantato delle proprie capacità, si dice che fa " 'na figura da peracottaro". Ma in origine, chi era il peracottaro? Come si intuisce dal nome, il peracottaro era un venditore ambulante di pere cotte, che portava la sua merce in un canestro quasi cilindrico, che legava al collo con una cinghia di cuoio, e che appoggiava sulla pancia durante il trasporto. Sul fondo di questo canestro veniva inserito un recipiente di metallo pieno di brace, e sopra di esso si adagiava una pentola di rame contenente le pere (e a volte le mele) cotte.  Questo mestiere esisteva già nel XVIII secolo e veniva svolto di giorno e di notte, durante tutte le stagioni, anche se ovviamente i guadagni maggiori si ottenevano in autunno e inverno...! Il grido tipico dell'ambulante era semplicemente "Peracottaro", ma Giggi Zanazzo, nel 1907, ricorda anche, come frase tipica "So' canniti le pere cotte bone" (canniti=canditi), oppure "Ce l'avemo messo er zucchero, le perecotte bone calle calle, per un sòrdo calle!". Il perchè poi la tradizione abbia legato la figura di questo professionista a quella di un cialtrone incompetente, non è dato saperlo... ma possiamo immaginare che qualcuno abbia acquistato delle pere cotte non troppo buone...!

sabato 5 gennaio 2013

Er mozzarolo

Il cosiddetto mozzarolo era colui che raccoglieva i mozziconi di sigaretta per poi rivendere il tabacco che ricavava da esse. Le cicche e le mozze erano i pezzetti piú corti delle sigarette o dei sigari, mentre quelli più lunghi erano chiamati mozzoni e bersaglieri.
Da questi mozziconi si ricavava un tabacco fortissimo, perchè già impregnato della nicotina dell'utilizzo precedente; esso veniva usato per fare altre sigarette oppure per caricare la pipa. I mozzaroli dividevano in mucchietti i diversi tipi di tabacco (di sigaretta o di sigaro) e li rivendevano. Il luogo in cui si facevano gli affari migliori era Piazza Montanara, perché lì si riunivano i contadini in attesa di essere ingaggiati per lavorare nelle campagne dell'Agro romano, e che per concedersi il piacere di fumare potevano spendere solo pochi centesimi!
È sorprendente notare che l'abitudine di riunirsi in alcuni posti aspettando di essere reclutati per un lavoro, è ancora oggi presente, soprattutto nell'ambito dell'edilizia: fuori agli smorzi piú grandi o presso alcuni capolinea di autobus, la mattina presto ci sono schiere di operai in attesa di guadagnarsi la giornata (con buona pace delle norme sul lavoro!), e che durante l'attesa... fumano! Il mozzarolo, invece, temo che sia stato rimpiazzato da qualche contrabbandiere che di sicuro risulta piú difficile individuare!
Per saperne di più su piazza Montanara clicca qui

giovedì 3 gennaio 2013

Il concolinaro

Tra gli antichi mestieri diffusi nella Roma di una volta, appare la figura del concolinaro: era un ambulante che si occupava della riparazione di piatti di terracotta e concoline, figura assimilabile per molti versi a quella dell'odierno arrotino ed ombrellaio, che chiama a raccolta le donne romane ormai da generazioni, con un richiamo tanto caratteristico e famoso da essere ormai tutelato dalla SIAE! Questo grido però, non è originale, perché deriva proprio dal caratteristico "Concoline e piatti d'accomodare, donne!" che accompagnava il passaggio del concolinaro.
Concoline... Cosa sono? Si tratta di vasi di terracotta, appunto,a forma troncoconica e con l'interno smaltato (il più tipico era uno smalto biancastro a macchiette verdi). Serviva a lavare i panni, i piatti, le verdure e, finchè erano abbastanza piccoli, anche i bambini, con buona pace dell'igiene e dell'amuchina!
Le riparazioni avvenivano facendo dei piccoli fori sui pezzi da riattaccare, aiutandosi con un piccolo trapano a mano che funzionava a corda, e quindi unendo i pezzi con del mastice e con del filo di ferro che passava nei buchi appena fatti.