domenica 19 maggio 2013

La maledizione di Piazza Navona



Foto: Sai che a Roma... in piazza Navona ci sono anche una strega e una maledizione?
La notte, quando il frastuono della movida inizia ad assopirsi, è possibile sentire lo scalpiccìo degli zoccoli dei cavalli che corrono tutto intorno alle fontane della piazza, trainando il carro di una strega. Tendendo l'orecchio, si riesce a riconoscere anche il suono ritmico della frusta, che colpendo il terreno incita gli animali. Qualche volta, la strega ride, e quella risata si mischia al suono dell'acqua, rendendo sinistre perfino le fontane dei Quattro Fiumi, del Moro e del Nettuno. E proprio questa strega sarebbe l'autrice della MALEDIZIONE DEGLI AMANTI, secondo la quale qualsiasi coppia di innamorati si trovi a girare intorno alla Fontana dei Quattro Fiumi in senso antiorario ( verso destra, quindi), è destinata inesorabilmente a lasciarsi entro sei giorni. 
La stranezza più grande, è che sembra che nessuno, tra i pur numerosissimi visitatori che arrivano ad ammirare la fontana, giri mai in senso orario! 
E ora che siete informati... scegliete il giro che fa per voi!!!Piazza Navona è uno degli luoghi di Roma meglio conosciuti. Ma quanti sanno che alla piazza sono legate anche una strega e una maledizione?
La notte, quando il frastuono della movida inizia ad assopirsi, è possibile sentire lo scalpiccìo degli zoccoli dei cavalli che corrono tutto intorno alle fontane della piazza trainando il carro di una strega. Tendendo l'orecchio, si riesce a riconoscere anche il suono ritmico della frusta, che colpendo il terreno incita gli animali. Qualche volta la strega ride, e quella risata si mischia al suono dell'acqua, rendendo sinistre perfino le fontane dei Quattro Fiumi, del Moro e del Nettuno. E proprio questa strega sarebbe l'autrice della MALEDIZIONE DEGLI AMANTI, secondo la quale qualsiasi coppia di innamorati si trovi a girare intorno alla Fontana dei Quattro Fiumi in senso antiorario ( verso destra, quindi), è destinata inesorabilmente a lasciarsi entro sei giorni.
La stranezza più grande, è che sembra che nessuno, tra i pur numerosissimi visitatori che arrivano ad ammirare la fontana, giri mai in senso orario!
E ora che siete informati... scegliete il giro che fa per voi!!!

L'angelo che non vola



A Roma, sulla facciata della chiesa di Sant'Andrea della Valle c'è un angelo, solo soletto, che non si può muovere da lì. Con la sua ala, infatti, deve evitare il crollo della facciata! La statua fu voluta da Carlo Rainaldi (ma realizzata dallo scultore Giacomo Antonio Fancelli o, secondo altri, da Ercole Ferrata), in aperta polemica con l'architetto che lo aveva preceduto... nientemeno che Carlo Maderno!
Pasquino stesso non poté fare a meno di commentare questa disputa tra architetti, facendo parlare l'angelo: “Vorrei volare al pari di un uccello/ma qui fui posto a fare da puntello”.
Gli angeli, ovviamente, dovevano essere due,uno per lato, ma dopo le critiche che seguirono la realizzazione del primo, relative soprattutto all'eccessiva lunghezza dell'ala, l'artista, offeso, lasciò l'opera incompiuta, dicendo che se il papa (Alessandro VII) voleva un'altra statua, poteva realizzarsela da solo!


sabato 18 maggio 2013

Er gelato de Roma

A Roma, si sa, il gelato è molto amato. Ciò che è meno risaputo è che il gelato è anche una tradizione antichissima! Già gli antichi Romani infatti, con il caldo, gustavano un antenato del gelato odierno: Plinio il Vecchio (I secolo d.C.) ci racconta che si trattava di un miscuglio di ghiaccio tritato finemente, miele e succo di frutta. Il risultato doveva essere più simile a un sorbetto che alla nostra crema gelata, ma l'effetto doveva essere comunque rinfrescante e gradevole! Il ghiaccio proveniva dalle montagne vicino Roma oppure, nei mesi più caldi, si poteva contare sui nevai del Vesuvio e dell'Etna. Esso veniva quindi conservato con paglia, foglie secche e panni di lana, ma ovviamente solo i più benestanti potevano permettersi un lusso simile. Durante il Medioevo, in Occidente, l'uso di questo alimento fu dimenticato, ma continò invece a diffondersi in Oriente, finchè gli Arabi non lo reintrodussero in Sicilia. Secondo alcuni studiosi, il termine stesso di sorbetto deriverebbe dal termine arabo "sharbat", che significa "bibita fresca". A rielaborare ulteriormente la ricetta e a diffondere il gelato in Europa sarà invece, nel Cinquecento, il fiorentino Bernardo Buontalenti, architetto, artista, chimico, e infine... gelataio!

giovedì 16 maggio 2013

Lo xenodochio ritrovato

Foto da www.ilmessaggero.it

A Roma è stato ritrovato uno xenodochium.
Uno xenodochio o, in latino, xenodochium (la parola però ha origini greche), era una struttura in cui, durante l’epoca medievale, i pellegrini che intraprendevano lunghi viaggi verso i luoghi di culto potevano riposarsi e ristorarsi gratuitamente. A gestire questa sorta di ospizio per forestieri erano i monaci, che si impegnavano così nell’attività di assistenza ai forestieri che per devozione affrontavano lunghi e pericolosissimi viaggi, per lo più a piedi. Roma, come è naturale, nell’VIII secolo era una ambitissima meta di pellegrinaggio, e dalle fonti scritte sappiamo che nel medioevo erano almeno 14 gli xenodochia presenti. Fino ad ora però nemmeno uno di questi edifici era stato ritrovato. Nel corso dei lavori effettuati per la realizzazione della nuova linea del tram 8, invece, proprio in via delle Botteghe Oscure gli archeologi hanno portato alla luce questa preziosa testimonianza storica.
La soprintendente dott.ssa Fedora Filippi ha presentato ieri, in un convegno alla British School at Rome, i risultati delle indagini, ormai terminate. I ritrovamenti riguardano un corpo di fabbrica rettangolare, articolato in ambienti che affacciano lungo un corridoio. Le murature, in base alle tecniche edilizie, sembrano potersi datare tra l’VIII e il IX secolo, dato che si accorderebbe bene con le fonti storiche, le quali raccontano che papa Stefano II, tra il 752 e il 757 fece restaurare tutti gli xenodochia di Roma. L’identificazione puntuale con lo xenodochio degli Anici, fondato dalla gens Anicia e restaurato proprio da Stefano II sembra più che plausibile, ma non ancora certa.
Oltre ai dormitori dei pellegrini, il complesso edilizio era dotato anche di terme, di un refettorio e, ovviamente, era collegato a un oratorio: si tratta della chiesa medievale di Santa Lucia de’ Calcarari, demolita nell’Ottocento ma di cui sono ora tornati alla luce i resti. Scopriamo così che si trattava di una chiesa con tre absidi ad angolo retto (unico esempio di VIII secolo conosciuto a Roma), larga 12 metri e lunga 16, con il presbiterio rivestito di lastre di marmo. Nel XVII secolo, probabilmente in coincidenza di un importante intervento di ristrutturazione, il pavimento medievale della chiesa fu distrutto per ricavare, secondo una pratica piuttosto diffusa, un ossario, cioè un ambiente in cui raccogliere i resti ossei di persone inumate precedentemente e riesumate, in modo tale da poter creare spazio per nuove sepolture.
Questa è Roma: una città in cui sostituendo i binari del tram, puoi ritrovare secoli di storia, semplicemente dimenticati lì!

giovedì 2 maggio 2013

La Menorah nascosta


In pochi lo sanno, ma nel Roseto Comunale di Roma (generalmente aperto da aprile a giugno) si nasconde una Menorah! Scopriamo dove e perché. Nell'area che attualmente ospita più di mille varietà di rose, a partire dalla metà del XVII secolo e fino alla fine dell'Ottocento, sorgeva il cimitero della Comunità Ebraica. Il luogo, anche come conseguenza della politica discriminatoria promossa dal papato in quel periodo, divenne presto conosciuto col nome di "Ortaccio degli Ebrei". Il suo utilizzo si protrasse fino al 1895, in quanto il Cimitero Monumentale del Verano, inaugurato nel 1836, era inizialmente riservato ai cattolici e solo dopo il 1870 fu aperto anche agli ebrei.  L'odierna via Murcia, che attualmente attraversa il roseto, fu aperta nel 1934 e in quell'occasione le sepolture vennero trasferite. Durante la seconda guerra mondiale, la zona fu utilizzata come orto per far fronte alla scarsità di viveri e finalmente, nel 1950, divenne un giardino pubblico ricco di rose. Per ricordare le antiche sepolture, i viali di una delle due parti che compongono il Roseto, furono progettati proprio a forma di Menorah, il candelabro ebraico a sette braccia. Inoltre, presso ognuno dei due ingressi, fu apposta una targa raffigurante le Tavole della Legge. 
Raramente mentre si passeggia all'interno del parco si percepisce questa particolarità che caratterizza il nostro roseto, ma, come vedete in foto, con una visuale dall'alto la Menorah risulta sorprendentemente evidente!

Foto da google maps