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martedì 19 febbraio 2013

La mano dietro il vetro

Palazzo Tuccimei, già Ornani, già de Cupis
Visitando piazza Navona, tra le tante meraviglie presenti, si rischia di non prestare attenzione a Palazzo Tuccimei (ex de Cupis), il cui lato posteriore è visibile a destra della chiesa di sant'Agnese (guardando la facciata). L'edificio oggi ospita un bar-ristorante piuttosto in voga, ma una volta, nel Settecento e nell'Ottocento, qui aveva sede un famoso teatro dei burattini, il teatro Ornani (poi Emiliani), con le rappresentazioni dei pupi siciliani, che a Roma venivano dette infornate.
La nascita del palazzo, però, risale al XVI secolo, quando Giandomenico de Cupis (nominato cardinale nel 1517) ampliò le proprietà che la famiglia aveva nell'area di piazza Navona già dal secolo precedente (quando da Montefalco si era trasferita a Roma), formando così l'attuale complesso. Lo stemma della famiglia de Cupis, caratterizzato da un ariete rampante, è ancora visibile sulla facciata del palazzo prospiciente via S. Maria dell'Anima, scolpito a bassorilievo sul grande portale bugnato.
Stemma della famiglia de Cupis
(foto da www.info.roma.it)
Secondo le cronache seicentesche di Antonio Valena, uno dei pronipoti di Giandomenico sposò, nei primi anni del secolo, la giovane nobildonna Costanza Conti, famosa per la sua bellezza e soprattutto per quella delle sue mani, graziose e delicate. In un'epoca in cui i social network e gli allegati multimediali non esistevano ancora, un semplice ma pur sempre efficiente passaparola bastò a rendere quelle mani famosissime, al punto che l'artista Bastiano, che aveva il suo studio in via dei Serpenti (ed era pertanto chiamato "Bastiano alli Serpenti") volle fare un calco in gesso di una di esse ed esporlo nella sua bottega, sopra un prezioso cuscino di velluto. Grande era la folla che, non potendo ammirare di persona le mani della donna, si recava a contemplare almeno la loro fedele riproduzione. Un giorno anche un frate domenicano, predicatore in San Pietro in Vincoli, passando da quelle parti rimase affascinato da tanto splendore e commentò l'opera dicendo che quella mano era così bella, che se fosse stata di una persona reale avrebbe corso il rischio, per gelosia, di essere tagliata da qualcuno! La frase divenne celebre, e arrivò anche alle orecchie di Costanza, che effettivamente era la "persona reale" in questione! La donna ne rimase molto impressionata, soprattutto per il fatto che era stato un frate a pronunciarla, e lei, fortemente religiosa, si convinse che aver accettato di far realizzare il calco della sua mano, fosse stato un grave peccato di vanità. Per espiare questa colpa e per timore della predizione, decise di rinchiudersi nel suo palazzo. Precauzione inutile, perché un giorno, mentre era intenta a ricamare, si punse un dito con l'ago; la ferita si infettò, e il dito iniziò ad andare in cancrena, finché i medici non furono costretti ad amputarle la mano ormai deforme. Forse a causa del dolore per quella perdita, forse, più probabilmente, a causa di una setticemia conseguente all'amputazione, la bella Costanza morì poco dopo. La sua mano, nelle notti di luna piena continua ad apparire, pallida e bellissima, dietro uno dei vetri al primo piano dell'antico palazzo, lungo via di S. Maria dell'Anima. Il fantasma della donna, invece, sembra appaia lungo i muri della strada: secondo alcuni tenta invano di ricongiungersi alla sua mano, mentre per altri cerca semplicemente di vivere la vita che, dopo la segregazione in casa, non ha mai vissuto.
Negli anni a seguire, il palazzo continuò comunque ad essere celebre: infatti i de Cupis affittarono l'immobile a vari personaggi, sempre altolocati, e il diarista Spada ci racconta che tra questi, il principe Bozzolo, amante del gioco, lo trasformò, nella prima metà del XVII secolo, in una sorta di bisca clandestina. A confermarlo è anche un Avviso di Roma ufficiale:
Erasi da molti anni introdotto in Roma un abuso assai pregiuditievole al Buon Governo, et era che gli Ambasciatori Regi facevano tenere gioco pubblico o biscazza con darne gli utili ad alcuni famigliari, che l’affittavano poi ad altri per somme assai considerabili, onde nasceva che molti artisti, dediti al gioco, abbandonavano l’arte, vendevano tutti gli arnesi di casa et ornamenti delle mogli loro. Altri commettevano furti, anche qualificati, con sacrilegio, per fare in qualunque modo danari per giocare, et in capo all’anno tutto ciò che perdevano con la rovina delle proprie mani, andava in mano ai biscazzieri. Et essendo stato tollerato quest’abuso forse senza saputa dei Padroni, non poté fare a meno il governatore di dar conto che il Principe di Bozzolo, ambasciatore Imperiale, haveva aperto gioco in piazza Navona, nella casa dei de Cupis, dove egli habitava, il che pareva tanto maggior scandalo, in quanto che il sito era pubblico. Diede perciò ordine che fossero carcerati quelli che vi andavano a giocare e fu prontamente eseguito con qualche amaretudine del Sig. Ambasciatore, che si doleva della partialità, cioè che fosse tollerato ad altri quello che con tanto rigore si negava a lui. Promise non di meno di levar il gioco; ma vedendo che non si prendeva rimedio quanto agli altri, conforme gli era stato promesso, tornò anch’egli a far giocare, ma con segretezza.
Prima di estinguersi, i de Cupis si imparentarono con gli Ornani, che nel 1817 vendettero ai Tuccimei una porzione del palazzo. In breve tempo, ila famiglia finì per acquisire tutto il palazzo .Oggi una sola Tuccimei è rimasta ad abitare una parte dell'edificio.
Testina di marmo nel muro di palazzo
de Cupis, lato Piazza Navona
Osservando il lato del palazzo affacciato su Piazza Navona, è possibile scoprire ancora un'altra storia...!
Guardando bene infatti, si nota una piccola testa di marmo bianco che sporge dal muro. Per alcuni sarebbe semplicemente la testa di un fantasma, ma in realtà la leggenda popolare racconta che nel Cinquecento papa Sisto V fosse solito accantonare i suoi abiti pontifici per mescolarsi alla folla e spiare cosa la gente pensasse realmente di lui. Un giorno, fermatosi in un' osteria in piazza Navona, ebbe modo di sentire, da parte dell'oste, parole molto poco lusinghiere nei propri confronti. Il povero oste fu fatto subito decapitare. I bottegai della piazza, in ricordo dell'episodio e dell'oste, vollero porre la testina sul muro. E oggi la testa è ancora lì: qualcuno pensa che voglia essere un ammonimento a non parlare in modo sconsiderato. E se invece ci volesse ricordare il coraggio di chi è morto pur di non rinunciare alla libertà di espressione? Punti di vista...

domenica 10 febbraio 2013

Il fantasma De Marchettis: perversioni Settecentesche

Intorno alla metà del Settecento, viveva nella zona di Monteverde Vecchio, in via di San Calepodio, un uomo bellissimo, colto e anche nobile: il marchese De Marchettis (ok, il nome magari era un po' buffo, con quest'eccesso di allitterazione...!).  Luca, questo il nome del nobiluomo, era un solitario, ma aveva l'abitudine di travestirsi da popolano e mescolarsi tra i suoi concittadini senza farsi riconoscere. Spesso prendeva parte alle feste rionali che si organizzavano a Trastevere e un po' in tutta Roma, e per un uomo così affascinante e colto, era facile sedurre le giovani fanciulle che vi prendevano parte....! Col tempo però, quello che era iniziato come un semplice vezzo, iniziò a virare sempre più verso la perversione: le donne venivano condotte nella sua splendida villa sul Gianicolo e lì, volenti o nolenti, si trovavano a partecipare a festini sempre più particolari... Nella Roma papalina e bacchettona del XVIII secolo, la segretezza di queste attività era fondamentale, soprattutto per un nobile come il Marchese... La soluzione più sicura, apparve ben presto al De Marchettis quella di mettere a tacere per sempre le vittime dei suoi giochi erotici. Sembra che i corpi delle ignare vittime, venissero poi fatti sparire attraverso un passaggio segreto che conduceva ai boschi allora presenti intorno alla villa. Anche il marchese però, di questa perversione era vittima: egli si rendeva perfettamente conto dell'orrore dei crimini che commetteva e ne sentiva fortemente il rimorso. Nonostante questo, non riusciva a fare a meno di continuare, e continuare... sempre di più. Sempre più spesso. Disperato, e ormai convinto di essere posseduto dal demonio,  decise infine di sottoporsi ad un esorcismo. Furono necessari tre uomini per riuscire a bloccarlo sul letto, ma finalmente il prete poté iniziare. Le cose però presero una piega molto diversa dal previsto: un errore nella formula dell'esorcismo, la fede poco salda del sacerdote... chissà... Accadde però che una forza soprannaturale fece divincolare il marchese dalle braccia di chi cercava di contenerlo; egli si diresse verso la finestra aperta gridando "Tornerò!" e si lanciò nel vuoto, schiantandosi al suolo con un tonfo. Tutti i vicini testimoniarono di aver sentito quel grido e quell'agghiacciante rumore sordo.
Si dice che ancora oggi il fantasma di Luca De Marchettis passeggi, di notte, per via di San Calepodio, vestito inappuntabilmente in smoking oppure avvolto in un ampio mantello, tanto che alcuni abitanti del luogo si rifiutano di passare in quella strada, dopo che ha fatto buio. Egli rientrerebbe poi nella villa (che dal 1981 proprietà comunale, ma in totale stato di abbandono). Dall'edificio pare che provengano strane voci e rumori sinistri, mentre dalle finestre, specialmente quella dello studio del Marchese e quella del bagno, si vedono bagliori intermittenti. Anche la polizia, in alcune occasioni, è stata chiamata a intervenire. Infine, lo spettro si lancerebbe ancora dalla finestra, continuando ogni volta a produrre quel tonfo sordo che fa gelare il sangue!
Non si hanno notizie sulla tomba dell'aristocratico De Marchettis, ma si dice che essa si trovi in un antro sotterraneo nascosto in villa Pamphili, e ancora oggi c'è chi esplora il parco in cerca di questo sepolcro. 
Come capita frequentemente nei luoghi interessati da vicende così sinistre, la villa è diventata meta per molti appassionati di esoterismo (ecco forse spiegati i rumori e le luci...). Qualcuno ha anche raccontato di aver esplorato i sotterranei della villa e di aver percorso una parte del passaggio segreto usato per occultare i corpi delle ragazze uccise. E la leggenda vuole che in quelle gallerie si possa assistere a eventi inspiegabili, come l'assenza di eco e la mancata rifrazione della luce. Chissà perché, però, il "qualcuno" coraggioso esploratore, non ha mai un nome!